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"CAVIE" di Chuck PalahniukStorie grottesche e reali di una società alienatadi Francesco Federici Lui è lo scrittore intollerante ed eccessivo che si è fatto conoscere con Fight Club, bel libro portato sul grande schermo da David Fincher, e, secondo le parole sirena della copertina (scritte per l’occasione da Niccolò Ammanniti) “… è peggio di un polpo. Ti afferra con i suoi tentacoli e ti trascina in un buco pauroso”, e chiudono con un avvertimento ai lettori: “Lasciatelo stare se avete lo stomaco debole.”
In effetti il libro non è certo una lettura rilassante o di compagnia, le sue caratteristiche sono altre.
Cavie è composto da ventitre storie, intervallate da poesie e racchiuse in una cornice molto intrigante: un gruppo di aspiranti scrittori rispondono ad un annuncio che recita "Ritiro per scrittori: abbandona la tua vita per tre mesi". Tutto molto invitante. E’ la possibilità perfetta per lasciare il mondo chiassoso e ingrato alle spalle per novanta giorni, il tempo giusto per scrivere la propria opera. La poesia di apertura inizia infatti così : “Doveva essere un ritiro per scrittori. Un posto / sicuro. / Una colonia appartata di scrittori dove avremmo potuto / lavorare. / … / E noi dovevamo scrivere poesie. Belle poesie.” Però, quello che doveva essere un ameno luogo di ritiro, diventa una prigione ermeticamente isolata dall’esterno, ricavata in un vecchio teatro. Loro sono gli attori, loro stessi il pubblico. Quello che è interessante in questo libro sono le reazioni psicologiche che scaturiscono da queste premesse: ci si potrebbe aspettare un eroico mutuo soccorso, magari una difficoltosa e vittoriosa opera di salvataggio, ma quello che viene fuori è, invece, una lenta carneficina provocata dalle stesse vittime. Tutti si danno da fare per sabotare la casa, per rendere la loro avventura più interessante, più estrema, in attesa dell’arrivo dei soccorsi e, soprattutto, in attesa di qualcuno a cui poter raccontare la loro storia, dalla quale trarre un film o un romanzo o qualsiasi altra cosa. Il gran burattiniere del gioco qui è interpretato da un vecchio, in realtà un giovane affetto da senescenza precoce, lo spietato Whittier. Plahniuk vuole dare qua la sua visione grottesca della società, un luogo dal quale è meglio alienarsi o almeno scappare. I racconti che ci offre, che altro non sono che le vite degli “ospiti” raccontate da loro stessi, sono un campionario di crudeltà sociali, un paradigma della distruzione del sogno americano, sogno sul quale sono state spese fin troppe parole. I personaggi del libro, identificati da calzanti soprannomi quali San Vuotabudella, Lady Barbona, Duca dei Vandali, Miss America, compiono un percorso di ascesa e caduta, più spesso di solo caduta (“Un giorno succederà anche a voi, e in quell’unico istante vi sembrerà di aver vissuto cent’anni di troppo..” dice la signora Clark, uno dei personaggi meglio tratteggiati) e dagli strati più bassi della comunità vogliono salire in cerca di quella fama oggigiorno venduta a così buon mercato. Ambizione, Budella, Postproduzione, sono solo alcuni dei racconti che partendo dal grottesco si trasformano sfiorando molti generi, ma che rimangono sempre fermi nel proposito di ribaltare la realtà per rendere evidente quello che c’è di veritiero. Palahniuk Chuck, Cavie, Milano, Mondadori, 2005, Trad. it. di Matteo Colombo e Giuseppe Iacobaci, pp.414, euro 15,00
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