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Caparezza: Le dimensioni del mio caos tourIl rapper pugliese in concerto il 19 luglio a Villa Adadi Emanuele Rauco Esplosione di ritmo, energia e parole affilate a Villa Ada di Roma, vicino al laghetto, dove come ogni anno si tiene la manifestazione Roma incontra il mondo: al centro della serata del 19 Luglio, Caparezza ha travolto il pubblico con la sua vitalità e la sua voglia di raccontare l’Italia.
Già l’atmosfera era quella giusta, di feste e voglia di emozioni, acuite dall’aria serena e fresca e dalla penombra che avvolge tutta l’aerea del parco dedicata a stand e musica: alle 22 e poco più, l’attesa scandita da cori e canti è rotta da immagini sullo schermo, di pianeti e stelle. Poi entrano degli uomini con tute d’argento e antenne luminose, assieme a loro un capellone barbuto. L’attacco delle chitarre è inconfondibile: Caparezza sta domando il palco con Vengo dalla luna. E da il via ad un concerto trascinante e irresistibile, che per poco meno di due ore ha fatto sudare e pensare a un tempo il pubblico romano. La particolarità del concerto di Caparezza – e chi ne ha già visto uno ne resta folgorato – e in un mix radicale e buffo di musica e cabaret, non solo per la verve del nostro (fenomenali però i suoi musicisti come spalle), ma soprattutto per la messinscena di gag, sketch o di mini pezzi di teatro popolare raffinato a un tempo, come nello sketch ispirato a Pacman che apre la devastante Abiura di me, o la riproposizione di un inusuale Mago di Oz a contrastare il giocoso nichilismo di Jodellavitanonhocapitouncazzo. Non solo il palcoscenico sfoga la vena teatrale di Caparezza, ma anche il rapporto con il pubblico e con i musicisti: geniale, dopo Stango e sbronzo, la gag tra lui, il vocalist presentato come la scimmietta di Remi e il pubblico, che deve rispondere attraverso le vocali di gomma mostrata da Caparezza, prima di un pezzo come La mia parte intollerante, dialoga, scherza, irride, castiga: ma compone e canta pezzi travolgenti e cattivi come Vieni a ballare in Puglia, giochi per bimbi malsani come Io diventerò qualcuno, classici a squarciagola come Torna Catalessi, o rock quasi puro, come La rivoluzione del sessintutto o Ilaria condizionata. Non può mancare la chiusura con il suo pezzo più controverso, Fuori dal tunnel, a dare la giusta dimensione di divertimento collettivo a un concerto popolare che ha saputo mischiarsi con una forma quasi avanguardistica e surreale di rappresentazione visiva e sonora, capace di riportare le atmosfere di un album e di arricchirle con un’interattività e una complessità artistica che in Italia ha pochi e benemeriti precedenti.
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