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Daniel Barman vince il Premio Bresson 2008Martedì, 2 settembre 2008di Giovanna Barreca Sorprende che a soli 35 anni Daniel Barman sia già regista (considerato tra i nomi della ‘nuova onda’ del cinema del’America Latina), sceneggiatore e produttore cinematografico (Garage Olimpo di Marco Bechis e I diari della motocicletta di Walter Salles) affermato. Vincitore con Ed Abraso Partido dell’Orso d’argento al festival di Berlino, sbarca al Lido, dove era già stato nel 2000 con Esperando al Mesias, per ritirare il prestigioso premio Bresson assegnato dall’Ente dello spettacolo a registi affermati: Aleksandr Sokurov, l’anno scorso e Manoel De Oliveira, Giuseppe Tornatore, Wim Wenders, Theo Anghelopoulos, Krzysztof Zanussi, Jerzy Sthur e Zhang Juan nelle precedenti edizioni. Stamane, nella lussuosa cornice dell’Hotel Excelsion, don Dario Viganò, a nome dell’Ente e della rivista che dirige, Rivista del Cinematografo, ha salutato quello che ha definito giovane, intenso, tondo cineasta: “Siamo sempre andati alla ricerca di mondi distanti e Burman sa indagare le pieghe profonde dell’animo umano”. Alla consegna del premio sono presenti anche Sua Ecc. Monsignor Claudio Celli, il neo-ministro delle comunicazioni con il Papa che conosce bene la realtà raccontata nei film del regista argentino per aver prestato servizio ecclesiastico in quella terra per 3 anni: “Noi premiamo un regista per tutte le sue traiettorie operativa, non un suo film in particolare. E premiamo Barman, soprattutto per come fa cinema”. E a chi è stupito perché il premio è andato ad un regista ebreo e non cattolico risponde: “questo è il significato profondo di questo riconoscimento che non guarda alla nazionalità o all’appartenenza religiosa. Il cineasta argentino sa guardare al cammino dell’uomo e alla ricerca più profonda della sua identità. Scava nel profondo e lo sa fare con discrezione. Analizza, scende per riscoprire le radici dell’identità umana: quello che vuole dire essere uomo nella realtà che ci circonda, lo sa fare con molto pudore e questo a noi interessa molto”. Il direttore della mostra del cinema, Marco Mueller ringrazia, prima di tutto, l’Ente dello spettacolo per gli stimoli che offre alla kermesse ed si dichiara felice per il premio a Barman: “un regista che ha afferrato un cammino verso un cinema identitario. Ci fa riflettere attraverso i suoi personaggi. Ci fa capire come è ricca la realtà argentina”. Seguono il saluto del dott. Blandini per il Ministero della cultura italiano e dell’avvocato Sovena dell’Istituto luce. Poi la parola passa al vincitore che ringrazia per il premio che porta un nome così prestigioso e per cercare di spiegare la sua visione di cinema ci racconta una storia con protagonista un rabbino nell’epoca dello zar al quale chiedono: “Perché Dio, colui che vede e sa tutto domanda ad Adamo dove sei? – e spiega - Era semplicemente una domanda per aprire un dialogo, non richiedeva una risposta. E’ una domanda eterna. Col mio cinema voglio cercare di dare risposte. Per questo motivo il premio Bresson mi onora molto”. Dopo Venezia il regista di Buenos Aires raggiungerà il Festival del cinema di Toronto per presentare il suo ultimo film: Il nido vuoto.
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