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Orizzonti "Goodbye Solo" di Ramin BahraniLa levità del cinema indiedi Nicola Cupperi Souleymane, detto Solo, è un uomo di origini senegalesi che vive negli Stati Uniti, a Winston Salem nel North Carolina, dove si guadagna da vivere facendo il tassista. Solo, una sera, accompagna al cinema un anziano e scorbutico signore di nome William. Il fare spensierato e amichevole di Solo si scontra subito col muro di omertà del vecchio William.
Il fare amichevole sembra interrompersi quando il vecchio propone a Solo un lavoro come autista. Di lì a una dozzina di giorni avrebbe dovuto accompagnarlo in un viaggio di sola andata verso una sperduta località di montagna. Alla domanda, scherzosa, "E cosa vorrebbe fare, buttarsi di sotto?", William non risponde. Solo, shockato, decide che non può abbandonare alla sua sorte quest’uomo. Questo breve ma intenso incipit crea l’intera base del film, che si caratterizza nei teneri tentativi di Solo di entrare in confidenza con William, di essergli amico per riuscire a convincerlo a non togliersi la vita. Le giornate passano in questo modo, con un apparente e terrificante nulla di fatto continuo, ma in realtà con un lento e costante avvicinamente fra i due uomini. Ormai, però, il fatale 20 ottobre sta per arrivare. Solo decide che se non riuscirà a far cambiare idea a William, sarà comunque lui ad accompagnarlo in montagna e non qualcun altro. L’obiettivo del giovane regista iraniano-americano Ramin Bahrani pare essere stato raggiunto in pieno; il giovane cineasta indipendente, infatti, si riprometteva di stupire lo spettatore con la bontà, fors’anche per indurlo a riconsiderare la propria vita e i propri comportamenti. Ed è esattamente lì che il film ci porta, a stupirci, a meravigliarci stolidamente del comportamento di Solo, che risulta strambo e non normale solo per il semplice motivo che si impegna senza nulla in cambio per aiutare un altro essere umano, a lui sconosciuto o quasi. Solo è una voce antica, saggia, la quale seppur si esprima usando troppi "Yo!" e chiamando tutti come slang docet "Dog", riesce a insegnare con semplicità come dovrebbe comportarsi un essere umano nei confronti di un suo simile. Al di là di superflue e vuote discettazioni teoriche, filosofiche e soprattutto teologico/morali, ma facendo fruttare quel poco di buon senso di cui siamo provvisti. Il quarto lungometraggio di Ramin Bahrani (nell’elenco va tenuto conto del suo film di diploma, Strangers, realizzato nell’arco di tre anni in Iran) riesce a spiccare dalla folta massa di pellicole indie statunitensi, pur non scostandosi minimante, a livello formale, dalla media della suddetta, affollata massa. Anzi, volendo Goodbye Solo ha ancora meno da dire del solito a livello visivo ed estetico: per la maggior parte si tratta di un film cupo e scuro, tanto scarno nell’immagine quanto ricco nelle parole e nei dettagli. Ed è forse questa estrema scarsezza estetica che potrebbe penalizzare, o comunque rendere falsamente pesante, un film che fa della levità, della leggerezza e della semplice purezza i suoi punti di forza. Una purezza espressa in gran parte, quindi, da una fine scrittura e da due grandi interpretazioni di Soulèymane Sy Savanè e Rod West, che intepretano due persone agli antipodi dello spettro umano che, fatalmente ma con orgoglio, possono dirsi profondamente amici. Titolo originale: Goodbye Solo Nazione: U.S.A. Anno: 2008 Genere: Commedia, Drammatico Durata: 91’ Regia: Ramin Bahrani Cast: Souleymane Sy Savane, Red West, Diana Franco Galindo, Lane ’Roc’ Williams, Mamadou Lam, Carmen Leyva, Jim Babel, Chris Greene Produzione: Gigantic Pictures, Lucky Hat Entertainment, Noruz Films (I) Data di uscita: Venezia 2008
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