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"Jackson Pollock. Lettere, riflessioni, testimonianze"La vita di un grande artista attraverso le sue paroledi Francesco Federici Jackson Pollock (Wyoming, 1912 – Long Island, 1956) è stato un grande pittore, per alcuni un grandissimo. Sicuramente è stato portavoce di un momento d’oro dell’arte americana, che talvolta viene racchiuso sotto al termine “espressionismo astratto”, etichetta che non permette di far risaltare le singole specificità.
Famoso per aver utilizzato la tecnica del dripping, la sgocciolatura di colore sulla tela, a lui viene anche associato l’action-painting ,tecnica in cui l’atto creativo del pittore viene messo in evidenza. Però Jackson Pollock non è solo il pittore che riempiva le tele di schizzi, a lungo imitati, forse nemmeno tanto precisi (ma le pagine di questo libro smentiranno questa ingenua credenza), è un artista completo, che ha dovuto attraversare un percorso accidentato e insicuro, come insicuro era lui stesso davanti alle sue opere. Il pregio di questi scritti è quello di raccogliere una serie di testimonianze mirate che vanno dalle prime lettere alla famiglia, al rapporto con altri artisti, a quello con le due donne della sua vita, sua moglie, la pittrice Lee Krasner, e la studentessa Ruth Kligman, conosciuta l’anno stesso della sua tragica morte. Le lettere iniziali, quelle che partono dal 1927 e che vedono Jackson ancora adolescente, ci fanno inquadrare la famiglia di Pollock, la figura del padre, quella della madre e quelle dei suoi molti fratelli, tra cui Sanford e Charles, anche quest’ultimo artista. Sarà proprio lui a indirizzare Jackson verso la Art Students League, scuola d’arte di New York, dove sarà allievo del famoso Thomas Hart Benton. Non sarà un periodo facile, ma sarà quello più fecondo di influenze. Oltre all’arte di Benton, con gli anni Pollock impara a conoscere i muralisti messicani, come Siqueiros, che incontrerà personalmente, il folklore indio, l’arte europea, tra cui Picasso e i surrealisti. Ma in queste pagine scopriamo anche le difficoltà economiche da lui incontrate, l’amicizia con Peggy Guggenheim, grazie alla quale potè fare la sua prima personale e comprarsi una casa a Long Island e la totale dedizione della moglie. Infine alcune testimonianze di artisti, critici e galleristi come Sweeney, Peggy Guggenheim stessa, i galleristi Betty Parsons e Jeanne e Paul Bacchetti, Barnett Newmann e Adolph Gottlieb solo per citare alcuni dei protagonisti della feconda vita culturale dell’epoca. Conclude il libro una breve quanto utile appendice iconografica, nella quale possiamo osservare Pollock al lavoro mentre utilizza il dripping per alcune sue famose tele. Dove finisce la vita dell’uomo e comincia quella dell’artista? Forse non finisce, probabilmente il personaggio Pollock non è stato creato da lui stesso, ma da chi gli è stato vicino e non è stato capace di accettare la sua morte. Insomma, ritroviamo qui l’intera vita di un uomo, di un artista che esula dalla visione romantico-maledetta della sua breve esistenza che per anni è stata fatta, senza però perdere quella magia che la figura e le opere di Jackson Pollock hanno sempre trasmesso. Jackson Pollock, Lettere, riflessioni, testimonianze, (a cura) di Elena Pontiggia, SE, Milano, 1991, pp. 151, euro 17,00.
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