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"La puttana del tedesco" di Giovanni D’AlessandroBleeding love durante la Seconda Guerra Mondialedi Alessandro Rosanò Ada ha appena ventiquattro anni quando suo marito muore, lasciandola sola con due figli da crescere. Ada è una donna forte, come le montagne della sua terra, l’Abruzzo, sulle quali si arrampica per trovare di che sfamare i figli. Ada non vuole scendere a compromessi: tra il suo cuore e le convenzioni sociali è pronta a scegliere il primo.
Il problema dell’editoria dei giorni nostri è che si stampa troppo senza operare una vera selezione. Non esiste ancora una formula matematica per capire in anticipo gli ondivaghi gusti del pubblico, per capire se un certo libro riuscirà ad imporsi nelle classifiche di vendita e presso i critici o se sarà un fiasco, quindi è di fatto necessario stampare di tutto. Il successo di un’opera, del resto, è in grado di rimborsare il fallimento di altre nove. Capita allora che in questa schizofrenia editoriale alcune piccole perle rimangano nascoste nel mare magnum delle pubblicazioni, non raggiungano quell’affermazione, quel riconoscimento che invece meriterebbero. E’ questo il caso de La puttana del tedesco, terzo libro di Giovanni D’Alessandro, che qui si confronta con la storia della terra d’origine della sua famiglia. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, l’esercito tedesco attesta la linea Gustav sull’Appennino centrale, per resistere all’arrivo delle truppe alleate. L’Abruzzo è allora costretto a confrontarsi con l’occupazione e con i controsensi di un simile stato: gli eccidi delle SS e la semplicità dei soldati della Wehrmacht, i rastrellamenti e le partite a pallone con gli occupanti. Ada è diffidente all’inizio, come può esserlo una donna rimasta da poco vedova, madre di due figli piccoli, ma a poco a poco nella sua vita si fa strada, in maniera gentile come mai si sarebbe aspettata, Helm, un soldato austriaco (anche se tutti lo chiamano il tedesco), con il quale intreccerà una relazione destinata a diventare qualcosa di duraturo, più lungo della guerra, più resistente delle malelingue che attaccheranno da ogni parte. Se in Se un Dio pietoso del ’96 D’Alessandro aveva affrontato il tema del terremoto che all’inizio del Settecento sconvolse la conca di Sulmona e ne I fuochi dei kelt del 2004 è risalito sino al 52 a.C. per raccontare la Guerra Gallica dal punto di vista dei Galli, con La puttana del tedesco arriva ad anni più vicini a noi, ma nonostante la profonda differenza di tempi, la nota comune ai tre romanzi è la pietà di cui fa oggetto i suoi personaggi. Non fa eccezione, allora, Ada. L’amore di Helm è un mezzo per ricompensarla delle sofferenze patite a seguito della morte del marito, dei sacrifici sostenuti per i figli. Non contano i commenti astiosi delle comari di Sulmona, gli sguardi e i sorrisi allusivi, quel sentimento è un dono che lei ha meritato e non può pertanto esserle negato. Giovanni D’Alessandro, La puttana del tedesco, Rizzoli, 2006, pp. 288, 17,50 euro.
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