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"Romanzo Criminale" - La serieIl gioco comincia a diventare serio (1x3)di Emanuele Rauco John Belushi, in un film di molto tempo fa, diceva una frase diventata un tormentone del cinema e della televisione: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Motto che sembra perfetto anche per il terzo episodio della serie tratta dal romanzo di De Cataldo, che dopo averci presentato personaggi e obiettivi, loro e della serie, deve dare allo spettatore l’impressione che il racconto stia entrando nel vivo. E così, fatto l’accordo con il Sardo per lo smercio di un quantitativo enorme di droga, ora la banda deve smerciarla, tra problemi logistici e i difficili rapporti con la già esistenti batterie; nel frattempo, il rapporto tra Dandi e Patrizia rischia di far saltare tutto, soprattutto quando il commissario Scialoja arriva alla bella prostituta. Dopo l’inizio abbastanza esplosivo, non a caso programmato da Sky Cinema in un doppio episodio, la serie deve affrontare il difficile ostacolo della fidelizzazione, catturare lo spettatore, ma soprattutto il racconto, nei suoi flussi, nel fiume e nelle pieghe; e per farlo, decide saggiamente di aprirsi al racconto orizzontale, prendendo spunto dalla migliore narrativa televisiva statunitense, cercando una pianificazione narrativa di ampio respiro, di tensione vibrante eppure centellinata: per questo, oltre al singolo fatto che fa da motore all’episodio, ci si comincia a muovere spediti su due fronti. Da un lato, il conflitto tra la banda del Libanese e il Terribile, capo della “vecchia” criminalità romana che vede le nuove leve in ascesa e deve decidere se ingoiare il rospo o preparare la riscossa, dall’altro, le indagini del commissario, arrivate a un vero punto di svolta grazie al rapporto non solo professionale con la volubile Patrizia. Sullo sfondo, le eminenze grigie dell’Italia che, in preda ai fervori rivoluzionari, osservano le tendenze criminali. Sollima e soci hanno il pregio fondamentale di togliere al materiale narrativo l’aura elegiaca o tragica che aveva il film, puntando invece su un approccio da sporco thriller metropolitano, ravvivato da cambi di registro continui e tutti molto riusciti, come l’esilarante incipit sui gusti musicali della banda oppure la descrizione del rapporto tra Libanese e Dandi. Il ritmo è sempre acceso ed efficace, sostenuto da una regia veloce e intelligente, che non arretra di fronte a violenze e durezze ma riesce a non compiacersene – usandole a fini narrativi, anziché spettacolari – e da una sceneggiatura precisa e con poche sbavature, anche fin troppo secca per reggere la durata di 60’. Gli attori confermano quanto di buono avevano fatto nei primi due episodi, soprattutto ci va di segnalare la sobrietà di Marco Bocci, infinitamente più credibile del suo corrispettivo cinematografico. Non capita spesso, anzi accade raramente, che ci venga voglia di vedere un altro episodio di una serie nostrana. Romanzo criminale, riesce anche in questo piccolo miracolo.
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