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STEFANO PAGIN, DA ATTORE A REGISTA SENSIBILE E ATTENTOSta portando al successo in questa stagione "La buona madre", raro esempio nel teatro italiano odierno di spettacolo ideato e voluto da una comunità di vera e matura gente di teatro, che ha avuto il coraggio di non rinunciare al sogno ed è riuscita a realizzarlodi Giuseppe Barbanti Regista, nonchè curatore della riduzione e adattamento de “La buona madre”, lo spettacolo rivelazione della 38°edizione del Festival Internazionale del Teatro, Stefano Pagin, veneziano, ha cominciato a lavorare in teatro a metà degli anni ’80 come attore.
Grazie ad una formazione che ha spaziato dalla danza classica a quella contemporanea, dopo aver frequentato nella città lagunare i corsi della la scuola di teatro “Giovanni Poli” al Teatro dell’Avogaria, ha iniziato nella compagnia di Lindsay Kemp per approdare, poi, al Gruppo della Rocca, storica formazione del teatro privato italiano, nata sulle ceneri del 1968 e fortemente connotata nell’arco dei suoi trent’anni di vita da un costante impegno sul versante della ricerca. Agli inizi degli anni ’90 lo ritroviamo interprete degli spettacoli allestiti in occasione del bicentenario della morte di Carlo Goldoni nella città lagunare, “Il giocatore” e “Nelle stanze di Carlo Goldoni”. Comincia ad avvicinarsi alla regia quando viene diretto nei “Racconti gotici” di Karen Blixen da Giorgio Marini, di cui diviene assistente sino alla fine degli anni ’90 in numerosi allestimenti di prosa e lirici: dalla “Lulù” di Alan Berg alla “Morte dell’Aria” di Goffredo Petrassi sino all’”Olimpiade” di Antonio Vivaldi prodotte da diversi enti lirici: “E’ stato grazie a questa esperienza, nata quasi per caso, che mi sono avvicinato alla regia - spiega Stefano Pagin – Mi sono scoperto in questo nuovo ruolo di assistente preparato e ubbidiente, sicuro dei miei mezzi e soprattutto in grado di affrontare e risolvere i numerosi problemi pratici”. Tornato a Venezia, Pagin ha messo a frutto questa sua esperienza dirigendo nel 2000 gli attori della compagnia Pantakin ne “La cameriera brillante”, un testo della maturità di Goldoni particolarmente segnato da un curioso gioco di “teatro nel teatro” che vede i personaggi della finzione scenica chiamati ad interpretarne in una pièce allestita a bella posta, all’interno della principale, altrettanti dal carattere contrapposto al loro. A Venezia Pagin prosegue nella sua attività di regista con la compagnia stabile del Teatro a l’Avogaria, allestendo diversi spettacoli: da “Mamole e buli”, ripresa di un collage di testi cinquecenteschi curato da Giovanni Poli, a “Le massere” di Carlo Goldoni, dagli atti unici di Singer, “Il venditore ambulante” e “Il prodigio”, a “La Venexiana”. Un allestimento, quest’ultimo, che vede eccezionalmente riuniti, in occasione del 35° anniversario della nascita del Teatro a l’Avogaria, un gruppo di ex-allievi della scuola dell’ Avogaria passati al professionismo. Pagin si trova non solo a dirigere Michela Martini, Daniela Foà, Lino Spadaio, Stefania Felicioli e la giovane Giorgia Nordio, ma soprattutto a dover fare di necessità virtù, curando, con pochissimi mezzi, i diversi aspetti di un allestimento particolarmente impegnativo. “E’ questa un po’ la linea di un artigianato teatrale che , se si eccettua il sodalizio per costumi e scene con Paolo Bertinato, mi ha costretto negli spettacoli più recenti a prendermi cura un po’ di tutto, se non addirittura, nel contesto di un progetto condiviso con gli attori, di ridurre e adattare i testi in ragione del numero di interpreti disponibili, come accaduto con “La buona madre””, sottolinea Pagin, ricordando che l’esito squillante delle repliche andate in scena nel Teatro a l’Avogaria in Corte Zappa indusse l’un po’ improvvisata compagnia a proseguire l’esperienza riallestendo “La Venexiana” in un contesto professionale. Nasce, poi, il “Gruppodacapo”, fondato da Stefania Felicioli, Michela Martini, Nicoletta Maragno e lo stesso Pagin nel cui seno prende forma il progetto della messa in scena de “La buona madre”, coronato, a partire dalle repliche dello scorso luglio, da un successo di pubblico e critica che ha portato lo spettacolo prima a Roma e, poi, a Milano e lo vede circuitare in Italia in questa stagione. Le recensioni di autorevoli critici non hanno mancato di rimarcare il felice abbinamento fra l’eccezionale interpretazione resa dalle già citate Martini, Maragno e Felicioli, quest’ultime due pure impegnate in un doppio ruolo, e l’attenzione riservata, sia nell’adattamento che nella regia, ai diversi risvolti della psicologia femminile in un’incalzante successione, supportata da indovinate scelte musicali, di accelerazioni e decelerazioni del ritmo che sottolineano efficacemente i mutamenti dello stato d’animo dei personaggi. Quasi in contemporanea con “La venexiana” per la compagnia “Questa Nave” di Marghera Pagin aveva diretto “La distruzione di Kreshev”, trasposizione del racconto omonimo scritto in jiddish dal premio Nobel Isaac Singer e portato sulla scena nel massimo rispetto per la matrice letteraria del testo e nel solco della tradizione del teatro jiddish con uso di attrici femminili per parti maschili. “La opere di Singer mi hanno sempre stimolato – prosegue Pagin – Ho cercato di rispettare il più possibile la matrice letteraria e i mutamenti di atmosfera prefigurati da Singer, che, pur muovendo da toni che oscillano fra l’ironico e il favolistica, procede poi verso un finale di forte impatto drammatico”. Una ben definita visione di insieme guida nell’approccio al testo Pagin, che, grazie alle sue esperienze d’attore, rappresenta per gli interpreti un sicuro punto di riferimento per la recitazione e l’impostazione dei personagg. Nei suoi allestimenti le interessanti soluzioni drammaturgiche sono sempre sottolineate da pertinenti scelte musicali, ponendo cosi le premesse perchè- maturi sulla scena, dall’osmosi delle diverse componenti dello spettacolo, quel clima contrastastato, la cui minor o maggior compiutezza decide della riuscita di uno spettacolo teatrale. Nella scelta delle modalità di approccio ai testi goldoniani, il suo adattamento de “La buona madre-” ha anticipato le linee tracciate da Scaparro per l’edizione 2007 del Festival del Teatro, invitando gli autori teatrali a misurarsi con la riduzione dei grandi capolavori del drammaturgo veneziano. Ci sarà anche nel 2007 un Goldoni nel futuro del regista Stefano Pagin?
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