A PROPOSITO DI "LA PAROLA AI GIURATI"

Sperimentazioni, pena di morte ed angoscianti immedesimazioni

Articolo di Livio Meo - Pubblicato lunedì 4 febbraio 2008

Nell’incontro avvenuto al Palazzo Bomben di Treviso tutti gli attori dell’opera di Reginald Rose hanno parlato del loro rapporto con il testo e di altre curiosità.

Nel dramma messo in scena dalla compagnia guidata da Alessandro Gassman ci sono due personaggi caratterizzati dalla loro inconcepibile cattiveria: uno è un padre di famiglia, il cui figlio è scappato di casa lasciando aperta una profonda ferita nell’animo del genitore, l’altro è un uomo profondamente razzista che, a causa di cattive esperienze vissute, odia profondamente tutti gli immigrati con i quali viene a contatto. Il ragazzo, che deve essere sottoposto al verdetto della giuria popolare nella quale vi sono anche questi due soggetti, è un ispano-americano ed è accusato di parricidio, questo lo rende un facile bersaglio per un vendetta dei due personaggi magistralmente interpretati da Manrico Gammarota e Sergio Meogrossi. Questi due attori hanno trovato molta difficoltà nel convivere coi loro personaggi scenici ed in particolare Meogrossi, che recita la parte del malvagio razzista, odia la sua “parte scenica” e quando anche il pubblico, come dice l’attore stesso, apostrofa volgarmente il suo personaggio, da una parte si avvilisce per aver rappresentato un simile carattere, dall’altra si compiace per aver avuto la prova della sua ottima recitazione.

Analizzando la vicenda si possono grossolanamente suddividere i personaggi in buoni e cattivi, identificando in questi ultimi, i due uomini che reputano colpevole il ragazzo basandosi solo sui loro pregiudizi. Ma in realtà si potrebbero considerare negativamente tutti i giurati, infatti nessuno di essi, escluso quello interpretato da Gassman, aveva inizialmente riflettuto sulla possibile innocenza del giovane ma lo avevano repentinamente condannato alla sedia elettrica. Da sottolineare che la rappresentazione dell’opera ha il patrocinio di Amnesty International e sono chiare ed esplicite nel testo di Rose le critiche alla pena di morte, ancora oggi applicata in molti paesi.

Interessante notare come Gassman abbia deciso di inserire degli espedienti cinematografici per rendere più particolare la messa in scena; diversi spunti sono stati presi da tecniche usate nel cinema per girare film negli studios, come ad esempio quello di simulare la caduta della pioggia dirigendo getti d’acqua sulle vetrate delle finestre. Nel progetto iniziale, poi abbandonato, l’entrata in scena dei dodici giurati doveva essere accompagnata dallo scorrere di immagini, proiettate sul telo antistante alla scene, in modo che ogni personaggio fosse presentato con una simpatica gag prima di entrare nella camera del giudizio; come nel caso dell’entrata del personaggio più anziano, che doveva essere virtualmente accompagnato da Marylin Monroe.

L’arma vincente di questa rappresentazione è comunque l’impressionante recitazione di tutti gli attori ed in particolar modo di Gammarota e Meogrossi, che hanno saputo trasmettere la malvagità e la prepotenza dei personaggi più intransigenti del testo di Reginald Rose.