IL SAPORE DELLA CENERE speak truth to power
testo di Ariel Dorfman – ispirato al libro speak truth to power di Kerry Kennedy (Umbrage ed.) – traduzione di Alessandra Serra
regia, coreografia e costumi di Juan Diego Puerta Lopez
con: Ilenia Caleo, Piergiuseppe Di Tanno, Lydia Giordano, Ugo Piva, Giada Prandi, Maria Noemi Regalia, Alessandro Riceci, Ulisse Romanò, Chiara Tomarelli – e con la partecipazione in video di Piera Degli Esposti, Enrico Lo Verso e Alessandro Preziosi
musiche di German Arrieta e Giuliano Lombardo – scenografia di Francesco Scandale – realizzazione video di Degli Esposti, Lo Verso e Preziosi di Andrés ArceMaldonado – video di scena Stefania Bonatelli e Francesco Scandale – assistente alla regia Daniela Perticarà – ufficio stampa Nicola Conticello – foto di scena Paolo Porto
prodotto da Alessandro Preziosi e Tommaso Mattei per Khora.teatro
in coproduzione con Robert F. Kennedy Foundation of Europe Onlus
e con Centro per l’Arte Contemporanea “L. Pecci” (Prato)
con il patrocinio dell’IILA (Istituto di Cultura Italo Latino Americano)
collaborazione organizzativa Isabella Arnaud, Marco Martorelli e Francesco Papa – produzione esecutiva Aldo Allegrini
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Il libro Speak truth to power, difensori dei Diritti Umani che stanno cambiando il mondo, presenta una rosa di personaggi straordinari, eroici, provenienti da più di trentacinque paesi. Le interviste condotte dall’attivista per i diritti Kerry Kennedy, figlia di Robert, ci colpiscono e coinvolgono, poiché il tema dei diritti umani ha la voce di coloro che li vivono in prima persona: parlano di libertà di espressione, di bambini in guerra, di impegno per l’ambiente, di libertà religiosa, di diritti delle minoranze e di schiavitù sessuale. Alcuni di questi personaggi hanno vissuto sulla propria pelle l’esperienza della violazione dei diritti umani, che li ha segnati profondamente. Eppure il libro è ben lontano dall’essere un elenco di vittime, è piuttosto l’affermazione che esiste la possibilità del cambiamento, che si evince dall’estremo coraggio che accomuna tutti loro. La loro determinazione, il loro valore e la loro dedizione di fronte al pericolo costante e apparentemente insormontabile, ci sfidano a prendere il testimone e a far parte della corsa verso una società più giusta. Sono maestri che ci mostrano come essere pienamente umani.
Il testo teatrale è stato scritto dal celebre drammaturgo cileno Ariel Dorfman. L’edizione italiana è stata tradotta da Alessandra Serra. Le storie che i protagonisti narrano sono di per sé molto forti. Questo testo non dà una facile risposta alle domande poste nel libro di Kerry Kennedy, ma mette in scena il conflitto in se stesso, girando la domanda al pubblico, proprio attraverso i suoi personaggi. La messa in scena dello spettacolo è stata affidata al regista e coreografo colombiano Juan Diego Puerta Lopez, da anni in Italia, che per una coincidenza di percorsi sta lavorando da tempo su tematiche molto vicine a quelle contenute nel libro della Kennedy. La scelta di Puerta Lopez come regista è stata determinata dalla certezza che avrebbe saputo utilizzare una forma di linguaggio scenico “universale” in grado di arrivare, in maniera più semplice e diretta, ad un pubblico eterogeneo, riuscendo a toccare anche l’immaginario dei più giovani. Il cast vede la partecipazione di un gruppo di giovani talenti, professionisti della scena nazionale Ilenia Caleo, Piergiuseppe Di Tanno, Lydia Giordano, Ugo Piva, Giada Prandi, Maria Noemi Regalia, Alessandro Riceci, Ulisse Romanò, Chiara Tomarelli e con la partecipazione straordinaria in video di Piera Degli Esposti, Enrico Lo Verso e Alessandro Preziosi.
Khora Teatro, dopo il grande successo dell’anteprima tenutasi nel luglio scorso presso il Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” di Prato alla presenza della signora Kerry Kennedy, e dell’autore Ariel Dorfman, ha deciso di adottare il progetto con la prospettiva di realizzare una serie di eventi sul territorio nazionale e, in collaborazione con la Fondazione Kennedy, una capillare distribuzione per le scuole per sensibilizzare soprattutto i giovani alla cultura della difesa dei diritti umani.
Dopo la significativa adesione di Piera Degli Esposti, Enrico Lo Verso e Alessandro Preziosi, il progetto si propone di creare un vero e proprio network di attori che con la loro immagine diano un contributo attivo, attraverso la loro partecipazione allo spettacolo, in difesa dei diritti umani.
“Il sapore della cenere” è uno spettacolo che intende regalare emozioni in grado di scuotere da quel torpore che ci ha resi sonnolenti di fronte al dolore, all’orrore, alla crudeltà e all’ingiustizia. È una messinscena nella quale non vi sono personaggi. Gli attori presteranno la loro voce e la loro emotività per restituire le esperienze di uomini e donne che hanno conosciuto la violenza, la tortura, la guerra. Pertanto, le loro “interpretazioni” saranno solo uno strumento di mediazione tra la parola (che evoca, che suscita, che sprona) e le suggestioni dello spettatore. Lo spazio visivo sarà un luogo astratto e spettacolare, uno scenario feroce dell’animo, che prevede l’interazione tra testo, musica, proiezione di immagini di video arte su un grande schermo scenografico, creati e realizzati da Stefania Bonatelli e Francesco Scandale e la proiezione fotografica dei difensori realizzata da Eddie Adams. La musica del compositore colombiano German Arrieta e di Giuliano Lombardo, appare là dove la parola diventa respiro, in un susseguirsi di situazioni che stimolano fortemente l’immaginario del pubblico. “Il sapore della cenere” è un momento di riflessione sui diritti umani, che vuole coinvolgere e appassionare ma anche sensibilizzare contro gli abusi in atto nel mondo. È uno spettacolo che non ha l’ambizione di trarre alcuna conclusione prestabilita, ma vuole soprattutto portare l’attenzione su delle tematiche non ci lascia indifferenti. È un’occasione importante per tratteggiare nell’aria gesti, movimenti che richiamano alla memoria quelle ferite che un conflitto, qualsiasi conflitto, lascia nel cuore dell’essere umano.
Note di regia
Ho pensato questo spettacolo lasciandomi trasportare dalle suggestioni del testo di Ariel Dorfman, pensandolo sin dall’inizio come un “teatro di documenti”, fatto sopratutto di testimonianze: voci di uomini che hanno lottato (e continuano a lottare) per affermare i diritti umani nel loro paese. Parole dure come pietre scagliate contro la coscienza dell’essere umano, parole cariche di un emozione che colpisce nel profondo, che lascia una cicatrice e a cui non si può rimanere indifferenti. Ed è proprio da questo sentimento di “non indifferenza” che ho iniziato il mio lavoro costruendo un percorso lungo e difficile con un gruppo di attori, a cui ho chiesto sin dall’inizio la massima dedizione. Ci siamo chiusi in uno spazio, e abbiamo lasciato che le emozioni scorressero lungo la pelle, che i ricordi affiorassero per restituirci quelle sensazioni di sofferenza che percepivamo nelle parole di Dorfman. E poi è affiorata anche la mia infanzia, i ricordi del mio paese, della gente comune che soffriva quotidianamente, delle ingiustizie che oramai erano “consuetudine di vita”, uno sguardo stanco sulla vita di ogni giorno. Le feste del mio quartiere, i riti del mio paese, le processioni, i giochi infantili nel “barrio”, le vittime sull’asfalto, insomma i ricordi e l’amarezza che ne conseguiva. E’ proprio il gioco dei bambini la matrice che mi ha guidato. Sette bascule (mataculin), come quelle che si vedono normalmente nei parchi giochi per l’infanzia, qui di colore nero, diventano un pretesto per essere strumento di tortura, una specie di “gioco al massacro”, inquietanti, usate in diverse combinazioni, fino ad elevare gli attori in una sospensione verso la libertà. Non ci sono solo i difensori, ma ho voluto mettere in scena anche il risvolto della medaglia, i torturatori, i carnefici delle vittime, dando loro una voce e un volto, offrendo la possibilità allo spettatore di ascoltare la lucida follia di chi perpetra quotidianamente un abuso su un altro essere umano, solo per affermare un proprio egoismo, un potere. Il video entra nella scena restituendo tutta la crudezza della tortura e dei torturatori. Mentre in altri due schermi, si notano i particolari degli strumenti di morte, dei passatempi, dei riti dei carnefici. Il gesto è pregno di significato: la sofferenza, l’umiliazione, le lacrime non ascoltate, le voci soffocate, le bocche tappate, i sospiri. Un gesto di liberazione, nulla di brusco, nulla di nevrotico nei corpi delle vittime, solo i torturatori, a lato della scena, relegati in un mondo chiuso e coatto, fatto invece di azioni ripetitive, ossessive, ci rimandano a quelle immagini tipiche di un ufficio di polizia o di agenti segreti dove si interrogano i criminali. Come durante i giochi dell’infanzia, gli oggetti di uso quotidiano, diventano nell’immaginazione infantile, qualcosa di altro, di diverso, a cui si attribuisce un valore più grande o immaginifico: semplici legni ora sono scettri, corone di plastica cingono la testa di un re stanco che cerca giustizia, fiori che vengono donati come offerta votiva; e il rito che si consuma in una processione tipica del folklore di alcuni paesi del latino america, fatta di simboli e di religione, sospesa tra il sacro e il profano. E la cenere, soffiata come le parole che volano fino al cuore dello spettatore; la cenere, come la calce, che nel mio paese (ricordo da bambino) copriva il sangue delle vittime nella strada; la cenere che è anche il corpo della persona amata che non c’è più, se non nel ricordo di coloro che gli sopravvivono. Alla fine arriva un immagine lirica, onirica, che ci rimanda a tanta drammaturgia del sogno (come gli scalognati Pirandelliani, abitanti della Villa del mago Cotrone ne “ I giganti della montagna”): un corpo disteso in mezzo a due aguzzini che si cibano di fiori mentre tutti gli altri cercano, chi più chi meno, di raggiungere un anelito di libertà; come una barca di profughi in mezzo al mare alla volta di un approdo, di una speranza di salvezza, riscoprendo nelle bascule il senso primario del gioco, una speranza di vita.
Juan Diego Puerta Lopez
Ariel Dorfman, autore cileno di numerose opere di narrativa, teatro, poesia e saggistica, oltre che di film, dirige la cattedra di Walter Hines Page all’Università di Duke, ma ha insegnato anche alla Sorbona e all’Università di Amsterdam.
Ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali, tra i quali il Premio Olivier per la miglior opera teatrale con Death and the Maiden (La morte e la Fanciulla da cui Roman Polanski ha tratto nel 1995 un film con Ben Kingsley e Sigourney Weaver) e il premio Writers’ Guild per la miglior sceneggiatura con Prisoners in time. I suoi libri più recenti sono The Nanny and the iceberg, un romanzo, e la biografia Heading south, looking north. Durante la dittatura di Pinochet, ha trascorso dieci anni in esilio. È Membro dell’Académie Universelle des Cultures. In Italia è stato pubblicato il saggio Come leggere Paperino (1971), scritto con Armand Mattelart, e il libro di memorie Verso sud, guardando a nord (1999).
JUAN DIEGO PUERTA LOPEZ, regista e coreografo, nasce a Medellín, Colombia. Studia nel suo paese teatro alla “Escuela Popular de Artes de Medellín” e danza contemporanea alla “Academia Superior de Artes de Bogotá”. Dal 1992 al 1994 fa parte dell’organico della compagnia EX-FANFARRIA TEATRO, fondata da Jose Manuel Freidel, una delle più rappresentative del teatro d’avanguardia in Colombia,partecipa alla creazione degli spettacoli: “La visita” diretto da Victor Viviescas, “Romance del Bacán y la Maleva” diretto da Fernando Zapata Abadia. Durante il 1995 è in tournée in Colombia, Stati Uniti e Italia con lo spettacolo “Aguirre, la espiral del guerrero” diretto da Federico Restrepo. Nel 1996 si trasferisce a Roma. Frequenta il seminario di teatro presso “L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico” . Inoltre ha lavorato con altre compagnie e registi.
Dal 1999 inizia un proprio percorso di ricerca teatrale e coreografica mettendo in scena gli spettacoli: “Onoff” (1999), “Pretexto” (2001), “Phrenetic”(2003), “Domestika” (2004), “Carne” (2005). Con i suoi spettacoli è stato invitato a numerosi teatri e festival nazionali e internazionali, tra i quali: Teatro Piccolo di Milano, Cantieri Teatrali Koreja, Teatro Due di Parma, Enzimi di Roma, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Danza A Prop di Barcellona, Festival Internacional de Medellin, Teatri 90 di Milano,Teatri dello Sport, Città Sonore di Roma, Festival Tramedautore di Outis, Festival Quartiere dell’Arte di Viterbo, Teatro Politeama di Lecce, teatro Palladium di Roma, ecc. Ha collaborato con il Centro Sperimentale di Cinematografia, diretto da Giancarlo Giannini, nella regia dello spettacolo “Storie di ordinaria follia” di P. Zelenka. Ha diretto lo spettacolo “Matrimoni” di Bepi Vigna, presentato a Milano al “Festival Fabbrica dell’Uomo 2007” di Outis. Di recente ha diretto lo spettacolo “Il sapore della cenere” di Ariel Dorfman.
IL PROMOTORE: ASSOCIAZIONE ROBERT F. KENNEDY FOUNDATION OF EUROPE Onlus (Roma)
La “Robert F. Kennedy Foundation of Europe Onlus” è un’organizzazione non profit di cui è Presidente Onorario Kerry Kennedy ed è nata per sostenere la lotta per i diritti umani a livello internazionale, in particolare a livello europeo, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica e per dare un aiuto concreto a quegli uomini e donne che dedicano la propria esistenza agli altri, denunciando oppressioni e limitazioni di quei diritti che dovrebbero essere alla base di qualsiasi essere umano. In Italia, Paese dove Kerry Kennedy ha deciso di stabilire la sede europea, è stata costituita la “Robert F. Kennedy Foundation of Europe Onlus”, al fine di portare avanti tali progetti su scala europea.Una delle iniziative della RFK Europe “Speak Truth To Power”, che ha ricevuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prevede una mostra fotografica, una rappresentazione teatrale, un libro ed un pacchetto educational. Il progetto ha come scopo quello di incoraggiare i Governi, le fondazioni e gli individui a sostenere i diritti umani e richiama l’attenzione sugli abusi ancora in essere. L’effetto duraturo del progetto dovrà essere quello di mostrare la capacità dell’individuo di creare un cambiamento a dispetto delle circostanze avverse.
La “Robert F. Kennedy Foundation of Europe Onlus” si pone il fine di coinvolgere, appassionare ed ispirare le coscienze individuali sulle problematiche della difesa dei diritti umani, della protezione dell’ambiente ed il sostegno della legalità contro ogni forma di criminalità organizzata. Il libro rappresenta una fonte di informazioni che offre un’immediata e personale connessione con un contesto in cui i lettori vengono immediatamente coinvolti nelle vicende e storie dei difensori dei diritti umani.
TEATRO ELISEO Via Nazionale, 183 − 00184 Roma
tel. botteghino: 06 4882114 | 06 48872222 – [info@teatroeliseo.it->info@teatroeliseo.it] – www.teatroeliseo.it
ORARIO SPETTACOLI: Martedì, giovedì, venerdì – ore 20,45
COSTO DEI BIGLIETTI: platea 18 € − balconata 16 € − galleria 12 €