Sono pochissime le notizie in nostro possesso sulla figura di Nicoletta Connio, la genovese che Carlo Goldoni sposò nel 1736. Di sicuro sappiamo che ha accompagnato il poeta in tutte le fasi della sua vita, seguendolo a malincuore in Francia per non tornare mai più a Venezia. Da questo punto di partenza storico, il regista Giuseppe Emiliani costruisce una sua drammaturgia originale assai gustosa e documentata, che prende il titolo di Carlo Goldoni, mio marito.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto (con il Teatro Goldoni in ristrutturazione), è stato in scena fino a pochi giorni fa nello splendido Palazzo Grimani, vicino a Campo Santa Maria Formosa. Si tratta di una performance itinerante, che – tra gli altri pregi – ha avuto anche quello di far ammirare le meravigliose sale affrescate e gli ampi spazi del citato palazzo. Il testo, costruito per blocchi cronologici, si presenta come una sorta di biografia goldoniana raccontata però con gli occhi della moglie, quindi per forza diversa dalla celebrazione che l’Avvocato fa di se stesso nei suoi tardi Mémoires.
A dare voce alla narrazione è la bravissima Paola Bigatto, attrice di fama (basti pensare alla sua lunga frequentazione artistica con Luca Ronconi sin dal tempo degli Ultimi giorni dell’umanità, nell’ormai lontano 1990) nonché drammaturga in proprio e regista. È lei che, vestita in abiti settecenteschi, conduce il pubblico all’interno dell’universo goldoniano, di cui vengono messi in evidenza gli indiscutibili pregi e la genialità, ma anche certe sue celebri debolezze, quali l’irresistibile attrazione per le sue attrici e una spiccata propensione al gioco d’azzardo, condite con una prodigalità che arriva a essere dispendio, anche quando la situazione non lo permetterebbe. A tutto questo fa argine Nicoletta, oculata e paziente, pur se spesso sofferente e per nulla insensibile ai tradimenti del marito: una via di mezzo tra economa e angelo del focolare screziato di vernacolo genovese, dal quale il poeta, tra una liason e l’altra, non si staccherà mai.
Le varie stanze di Palazzo Grimani cadenzano, nel loro andare e tornare, ascesa, trionfo e caduta del più grande commediografo nazionale, mettendo in relazione la sua parabola con il turbolento e volubile contesto teatrale veneziano.
Accompagna la protagonista la strepitosa voce di Sandra Mangini, che in veste di amica di Nicoletta ‘traghetta’ gli spettatori da uno spazio all’altro. Il suo canto è un contrappunto, a volte gioioso a volte malinconico, al racconto, e si dipana utilizzando canzoni popolari settecentesche di ascendenza colta, sia italiane (una toscana e una genovese), sia veneziane, ‘da battello’, sia ancora di ambito francese. Uno spettacolo che, nella sua brevità, riesce a catturare la mente di chi assiste e condurla per mano in questa antica vicenda sentimentale.