In anteprima, a concludere la ventottesima edizione del Tertio Millennio Film Festival, Freud – L’ultima analisi di Matthew Brown. Il film, fuori concorso, distribuito nelle sale italiane il prossimo 28 novembre da Adler Entertainment, si presenta come l’adattamento cinematografico dell’omonima opera teatrale Freud’s Last sessions di Mark St. Germain, a sua volta tratto dal saggio The Question of God di Armand Nicholi.
Le vicende sono ambientate alla vigilia della Seconda guerra mondiale, più precisamente il 3 settembre 1939. Freud, interpretato da Anthony Hopkins, è ormai vecchio, il carcinoma alla bocca lo sta divorando e le sue giornate sono scandite dalla dose di morfina da cui ormai è dipendente per sopportare il dolore. Per via delle sue origini ebraiche Freud vive in esilio da un anno e mezzo a Londra, dove si è trasferito con la figlia Anna. È proprio nello studio della sua casa londinese che riceve un giovane autore e professore dell’università di Oxford, C.S Lewis, oggi conosciuto per il suo maggior successo, Le Cronache di Narnia.
In realtà quello che avviene nel film è un incontro fittizio, viene pertanto immaginato l’incontro tra queste due brillanti menti, dal quale confronto scaturiscono dibattiti teologici ed esistenziali, centrale infatti è il tema della fede e il discorso su Dio, fino a giungere ad argomenti più intimi, come il rapporto tra Freud e la figlia, o l’infanzia e la vita privata dello scrittore, oltre che i traumi derivati dalla Prima guerra mondiale.

I due si ritrovano ad essere, soprattutto per la questione teologica, su due versanti totalmente opposti. Il padre della psicanalisi è dichiaratamente ateo, Lewis, dopo essersi convertito, è fermamente convinto che Dio sia una entità, intrisa nel reale, in una visione nettamente panpsichistica.
L’opera, non si presenta particolarmente dinamica, si svolge tutto nell’arco di una sola giornata, il ritmo è lento ma ponderato, quasi ad invitare lo spettatore a concentrarsi sui dialoghi piuttosto che sulle azioni, difatti non avvengono azioni significative, gran parte delle scene sono ambientate nello studio di Freud, se non fosse per i flashback ricorrenti. Tuttavia, trova una sua dinamicità proprio nella centralità che viene data alla parola. Questo aspetto conferisce al film una connotazione maieutica, che suscita interesse nello spettatore a seguire le tesi dei due, sino a schierarsi ideologicamente dalla parte del padre della psicanalisi o del famoso autore, giungendo inoltre a domande alle quali non c’è risposta, ma che necessitano comunque si essere poste.