Andreas Dresen, classe 1963, dalla ex Germania Est, è uno dei più importanti registi tedeschi contemporanei. Con questo film si è cimentato in una commedia politica di grande interesse, tratta da una storia vera e con personaggi veramente esistiti, che hanno dato il proprio contributo alla realizzazione della trama del film.

Se Murat Kurnaz, un giovane turco di Brema va alla moschea, i genitori non si preoccupano. Ma quando costui scompare e viene individuato a Karachi, la tensione inizia a salire, specialmente perché il fatto avviene ad una anno esatto di distanza dall’11 settembre 2001. Catturato come sospetto terrorista, Murat viene trasferito nella famigerata prigione di Guantanamo, durante la Presidenza di George Bush.Il film racconta  la lotta costante e determinata di sua madre, Rabiye Kurnaz, (interpretata da una sulfurea Meltem Kaptan, attrice turco – tedesca molto nota al pubblico locale) per ottenere la sua liberazione, supportata dal giovane e generoso avvocato Bernhard Docke (interpretato ottimamente da Alexander Scheer).

La madre lotta nella convinzione che il figlio non sia un terrorista, eppure ogni apparenza sembra darle torto. Il film comprende tuttavia anche i timori di chi, come nello stesso studio di Docke accade per una collaboratrice, che ha perso dei parenti nell’attentato delle torri gemelle, ha comunque paura e sente prevalere lo scetticismo e il desiderio di una vendetta rapida.

Eppure la lotta si conduce anche nella convinzione che se deve esserci una giustizia, essa deve seguire i procedimenti legali e non venire abrogata nei confronti di chi ha un passaporto “non conforme”.
il titolo prende spunto dall’azione legale che la donna intenta contro il Presidente Bush, e da semplice casalinga e madre di famiglia si trasforma in una eroina della civiltà e della libertà.

Non si spoilera il finale, che è cronaca nota, aggiungendo che Murat sarà liberato solo nel 2006, dopo quasi cinque anni di detenzione, quando al cancellierato tedesco di Gerhard Schröder succede Angela Merkel, che ha avuto una diversa impostazione politica nei rapporti con gli USA.

Il film è in concorso per gli Orsi della Berlinale 2022.