Internet killed the TV stars, o quantomeno, internet sta seriamente cambiando il mondo della televisione. Se infatti negli scorsi mesi è approdata anche in Italia la piattaforma Netflix, negli Stati Uniti sono ormai diffusi da anni diversi streaming service online (lo stesso Netflix ovviamente, ma anche Yahoo.tv o Amazon.tv) che, partendo come semplici distributori del prodotto, sono riusciti col tempo a produrre serie originali. È questo il caso di Transparent, serie comedy prodotta da Amazon Studios.
Negli States siamo giunti alla seconda stagione, in Italia Sky Atlantic ha per ora trasmesso solo la prima, che presentiamo appunto in questa recensione.
LA STORIA
Ideata da Jill Soloway, regista e sceneggiatrice indipendente esponente della corrente cinematografica americana nota come mumblecore, Transparent segue le vicende dei Pfefferman, famiglia benestante, complicata e per niente compatta di Los Angeles. Morton Pfefferman (Jeffrey Tambor) ha 70 anni, una grande casa di design e tre figli adulti che non vede quasi mai: Josh (Jay Duplass) è un giovane produttore discografico, donnaiolo e spregiudicato, Sarah (Amy Landecker) è una donna sposata con due figli e un passato da lesbica, mentre Ali (Gaby Hoffmann), la più piccola, è una giovane disoccupata che vive grazie a piccoli aiuti economici da parte del padre. Quando Morton deciderà di intraprendere il percorso per cambiare sesso (e diventare quindi Maura Pfefferman), la vita di ogni membro della famiglia cambierà radicalmente. Per quanto un mezzo di distribuzione così indipendente e una trama così “libertina” potrebbero suggerire una serie sopra le righe e sessualmente esplicita, Transparent riesce tuttavia a raccontare i suoi personaggi con un’incredibile eleganza.
La storia di Maura fa da sfondo alle vicende affettive di Sarah, Josh e Ali, che vengono narrate dando al sesso un ruolo sì centrale ma comunque complementare al piano affettivo: esso diventa funzionale, indispensabile per capire l’evoluzione dei personaggi. Per quanto riguarda il percorso intrapreso da Maura invece, Jill Soloway non pretende di raccontare la storia ordinaria di una transessuale americana, anzi: l’atipicità del suo caso viene spesso messa in chiaro dai numerosi momenti di confronto e scontro di Morton/Maura con la comunità transessuale, o dai flashback che lo vedono frequentare comunità di travestiti che si riuniscono più per gioco che per motivi di reale orientamento sessuale.
I PERSONAGGI
La serie riesce a tirar fuori da ogni personaggio una straordinaria umanità, intesa non come generica bontà d’animo bensì come concretezza, semplicità. Sono personaggi atipici ma verosimili, che alternano ai loro peculiari problemi sessuali e affettivi le noiose grane di tutti i giorni: dal portare i bambini a scuola alle cene coi parenti, dal pagare l’affitto ad arredare la casa. Questa caratteristica è figlia della formazione artistica della Soloway, proveniente da lavori come la serie tv Six Feet Under, drama comedy familiare per certi versi simile a Transparent, ma soprattutto da Afternoon Delight, film del 2013 considerato uno dei pilastri della corrente denominata come mumblecore, di cui anche Jay Duplass, che nella serie interpreta Josh, è un noto esponente assieme al fratello Mark.
Se i mumblecore movies raccontano principalmente le vicende affettive di 30/40enni, per lo più chiusi nei loro appartamenti, con un realismo e una veridicità molto spiccati (dovuti anche all’identificazione degli autori coi personaggi), Soloway riesce ad unire questi elementi a quelli del dramma familiare, sperimentati nella scrittura di Six Feet Under, dando un nuovo volto al genere e riuscendo a creare, di fatto, la prima mumblecore series. Difetto della serie è forse il dosaggio dei tempi, con relazioni decennali che finiscono in poco più di un episodio per poi ricongiungersi a fine stagione come nel caso della storia tra Sarah, la nuova compagna ed ex fiamma del college Tammy (Melora Hardin) e l’ex marito Len (Rob Huebel).
LA SERIE
Registicamente parlando la serie si segnala per un disarmante intimismo, con episodi dominati da una quasi vontrieriana camera a mano, che conferisce alle scene di sesso una forte fisicità, supportata da una fotografia fredda ma per niente cupa, che illumina ogni scena di un azzurro pallido da domenica pomeriggio, che dà alla serie un tono tanto riflessivo quanto pensieroso. In conclusione, la prima stagione di Transparent è un esperimento ricco di una dose massiccia di novità, sintomatico di un mezzo di distribuzione diverso dalla televisione e decisamente interessante, che può convincere e appassionare anche spettatori non troppo vicini alle tematiche LGBT.
EPISODI STAGIONE 1
1. Rivelazioni / Pilot
2. Cambiamenti / The Letting Go
3. Donne / Rollin
4. Domande / Moppa
5. Rivelazioni: Atto secondo / Wedge
6. Incontri e scontri / The Wilderness
7. Talent Show / Symbolic Exemplar
8. Gita autunnale / Best New Girl
9. Rivelazioni: Atto terzo / Looking Up
10. La famiglia / Why Do We Cover the Mirrors?